Status naturae purae. Reflexiones de Edith Stein a partir del De veritate de Tomás de Aquino en el contexto de la problemática antropológico-teológica

Objetivo de este artículo es mostrar la influencia del De veritate de Tomás de Aquino en las reflexiones de E. Stein sobre antropología teológica, desarrolladas especialmente en las lecciones que preparó de esta materia entre febrero y mayo de 1933. Si bien se constata el recurso al De veritate para explicar los fundamentos filosóficos de las declaraciones del Magisterio de la Iglesia, también se muestra su influjo en la reflexión personal de la autora sobre el problema teológico-dogmático del status naturae purae.

La inevitabilidad del amor. Stanley Cavell, el rey Lear y la acedía

El rechazo del amor genuino de su hija Cordelia y la preferencia por un inadecuado amor a sí mismo, explican la sorprendente conducta del rey Lear al inicio de la genial pieza de Shakespeare y también la consiguiente tragedia. Esta propuesta hermenéutica se apoya en las reflexiones de Stanley Cavell y en la consideración que a Tomás de Aquino le merece la acedía (a cuya base hay un desequilibrado amor a uno mismo) como vicio opuesto a la caridad (amor de amistad con Dios).

Kant’s Two-World System and Aquinas’s Metaphysics of Participation: Clarifying the ambiguity between logic and physics in transcendental philosophy

As academic debate over Kant’s transcendental philosophy continues, important ambiguities remain to be addressed. His Critique of Pure Reason is focused on presenting only the formal conditions for the possibility of knowledge in experience, and yet in the Third Analogy of Experience he inserts a material condition. The drafts of the Opus postumum reveal a Kant struggling to reconcile his physics with his transcendental philosophy, with positions that go directly against the first Critique. These ambiguities are inherent to Kant’s view of reality, while Fabro’s presentation of Aquinas’s philosophy of participation allows for a clearer explanation of our knowledge.

Las dificultades del neo-mecanicismo en la filosofía de la neurociencia

En este artículo, tras una definición sucinta del materialismo mecanicista, se muestran seis dificultades que el neo-mecanicismo no parece poder resolver y que parecen exigir, por ello, su abandono. Tales son: (1) la unidad del ser humano, (2) la unidad de la conciencia, (3) la distinción entre la causa y aquello sin lo que la causa no podría ser causa, (4) que el pensamiento y la percepción no están en las neuronas, (5) que los conceptos –a causa de su inmaterialidad– no pueden encontrarse en un órgano material, y (6) el libre arbitrio.

Ciencia y metafísica en la psicología neoescolástica de Juan Zaragüeta Bengoechea (1883-1974)

Desde finales del siglo xix y prácticamente hasta el fin del régimen franquista, la psicología neoescolástica surgida en la Universidad Católica de Lovaina tuvo en España una notable influencia. Uno de los principales neoescolásticos españoles fue Juan Zaragüeta Bengoechea (1883-1974), quien tuvo un destacado papel en la universidad de Madrid durante la primera mitad del siglo siglo xx y realizó interesantes contribuciones a la psicología desde claves aristotélico-tomistas. En el presente trabajo se exponen algunos aspectos relativos a su concepción de la psicología desde tales claves: su fundamentación antropológica hilemórfica, su naturaleza bifronte y las relaciones alma-cuerpo.

El carácter locutivo del intelecto según Joan Poinsot In I STh, q. 27, D. 32, a. 4 et 5

La ontología del conocimiento como fiel expresión del pensamiento de Santo Tomás ha quedado presente como verdad filosóficamente perenne en la obra de Joan Poinsot. El conocimiento es concebido, por el comentarista portugués, como emanación vital de un verbo interior a modo de término entendido en el cual se entiende todo lo que se entiende en la intimidad del cognoscente. Este verbo surge desde la unidad de cognoscente y lo conocido ex abundantia cordis, como acto de acto y de ningún modo como expresión de una debilidad o indigencia entitativa del cognoscente.

Canals y Juan de Santo Tomás: algunas cuestiones gnoseológicas

El artículo analiza algunas tesis fundamentales de la gnoseología de Canals que tienen su inspiración en el pensamiento de Juan de Santo Tomás. En su obra madura Sobre la esencia del conocimiento, este filósofo destaca el carácter locutivo del conocimiento, como consecuencia de la naturaleza comunicativa del acto. En el artículo se analizan la locución e inmanencia cognoscitiva, como también la adecuada comprensión de la representación. Se complementa este estudio con una breve mención a Polo y Sanguineti en sus explicaciones de la intencionalidad y el hábito respectivamente.

La vida en Cristo. La necesidad de la gracia para la vida moral

A partir del texto de la Carta de San Pablo a los Filipenses donde el apóstol afirma que para él vivir es Cristo, el artículo reflexiona sobre el alcance de la afirmación a la luz de la enseñanza de Santo Tomás de Aquino respecto de la necesidad de la gracia para la vida moral y para comprender el dinamismo de la vida humana. La Ley Nueva, que es la gracia del Espíritu Santo, transforma al hombre a imagen del Verbo de Dios y lo inserta en el dinamismo trinitario, de manera que la personalidad total sólo puede comprenderse cuando se la considera desde esta perspectiva superior.

Riflessioni filosofiche su arte, religioni ed ateismo

Si analizza il rapporto tra arte e religioni, delineando la nozione di sistema d’arte. Si affrontano poi in modo specifico la contestazione del sistema d’arte cristiano avvenuta negli ultimi secoli, mediante meccanismi di revivals di vario tipo. Infine si analizzano forme d’arte contemporanea che si dichiarano atee. Nel mondo contemporaneo incontriamo molta arte piena di dei e contro Dio, oppure un’arte a cui manca Dio; un’arte che tra miscredenza e non credenza non riesce a trovare la giusta misura tra il significato e la sua forma, perché il sistema d’arte esprime sempre una visione del mondo, in modo tale che tra forma e contenuto c’è sempre una relazione biunivoca.

Giovani di poca fede

Sia i più recenti documenti ecclesiali sul mondo giovanile, quali Christus Vivit, sia le numerose indagini sociologiche, descrivono le giovani generazioni come disinteressate nei confronti della dimensione religiosa, verso la quale dimostrano, non ostilità, ma indifferenza: non abbracciano l’ateismo in senso classico, ma una forma debole di miscredenza. Le cause di questa situazione vanno cercate nel mondo degli adulti, nel quale si è diffuso il “giovanilismo”. Il giovanilismo degli adulti ha provocato il distacco degli adulti dalla realtà limitata e mortale della condizione uma- na, l’avvento di adulti postcristiani, e una sorta di attenzione quasi “religiosa” verso i bambini, considerati paragone di perfezione. I giovani, figli di questi adulti, immersi in un mondo tecnologico, risultano del tutto impermeabili alla pastorale, che andrebbe ripensata proprio per parlare a questa generazione, trovando il linguaggio di un umanesimo della prossimità e della donazione.

Dio dopo la metafisica? Riconsiderando le critiche alla metafisica di Heidegger e Carnap

In due delle principali tradizioni filosofiche contemporanee – fenomenologica e analitica – si è assistito nella seconda metà del secolo scorso ad una rinascita del discorso filosofico su Dio, che è venuto, però, a collocarsi al di fuori dei confini della metafisica tradizionale. Le critiche rivolte alla metafisica da Heidegger e da Carnap non hanno smesso di esercitare la loro influenza. Nell’articolo mi chiedo se sia davvero necessario per il pensiero contemporaneo proporre un discorso filosofico su Dio al di fuori dei confini della metafisica tradizionale. In virtù di un medesimo vizio di principio che, paradossalmente, si cela tanto dietro la critica di Heidegger quanto dietro quella di Carnap rispondo negativamente a questa domanda.

La natura e Dio secondo Spinoza. Alcuni rilievi critici da un punto di vista tomistico

L’autore illustra le nozioni fondamentali della filosofia di Spinoza (sostanza, Dio e natura) e sottolinea la loro origine nel contesto storico e culturale. Egli passa poi a evidenziare il presupposto della posizione spinoziana che è individuato nell’identità di essere e pensiero. Dal punto di vista tomistico, una tale posizione mostra molte debolezze, perché non riesce a cogliere una reale distinzione ontologica tra Dio e gli enti creati. Infatti, essa non considera adeguatamente che l’ente umano conosce a partire dall’ente reale e soltanto in questo modo può giungere a scoprire la distinzione tra essere ed essenza.

Il posto di Dio nella filosofia politica. Una meta-riflessione

Nell’accostarsi al tema di Dio, i discorsi contemporanei afferenti al settore della filosofia politica rivelano spesso una certa confusione di piani: sovente è promessa una trattazione filosofico-politica, salvo poi trovarsi di fronte a modelli procedurali, analisi sociologiche, o valutazioni teologiche. Le differenti prospettive sembrano intrecciarsi inestricabilmente, così che con fatica si distingue cosa appartenga all’una e cosa all’altra. Il presente contributo intende offrire alcune considerazioni che si spera possano servire la causa della chiarezza, attraverso la disamina dei modelli e delle prospettive implicite nei discorsi contemporanei, e la meta-riflessione circa le condizioni e le prospettive adeguate entro le quali è possibile parlare di Dio nella filosofia politica.

Dio come tema della filosofia. La prospettiva della filosofia della religione

La filosofia ha il compito di ricercare razionalmente la verità su tutta la realtà. In questa ricerca, Dio emerge come tema principalmente in due campi, direttamente nella teologia naturale che è la riflessione su Dio alla luce della ragione naturale, e indirettamente nella filosofia della religione in quanto Dio è l’oggetto dell’esperienza religiosa dell’uomo. Concentrandosi sulla filosofia della religione, questo saggio fa luce sulle principali correnti di pensiero nella filosofia contemporanea della religione, chiarisce il significato della religione e riflette su Dio come oggetto dell’esperienza religiosa dell’uomo e su come l’uomo soggettivamente fa l’esperienza del divino.

San Tommaso sulle ragioni dello “stolto”

Nella sua interpretazione del primo versetto del Salmo 13 (14) san Tommaso si rifà a sant’Anselmo. Nel Proslogion questi aveva voluto mostrare che chi nega l’esistenza di Dio è “stolto” perché cerca di pensare l’impensabile. Alla luce della teoria aristotelica della scienza e dell’uso fatto da san Bonaventura dell’argomento anselmiano, la questione diventa per san Tommaso se l’esistenza di Dio sia conoscibile immediatamente. Per lui non è così e per conoscere l’esistenza di Dio l’uomo deve interrogarsi sulla causa delle cose. Tuttavia, chi si accontenta di usare le cose, senza neppure provare a interrogarsi sulla loro causa, è “stolto”.

“Lo stolto ha detto nel suo cuore: non c’è Dio”: L’ateismo nel Salmo 14

La professione di fede del salmista biblico si consolida nella comprensione di ciò che le è opposto, ossia l’ateismo. Questi, nel salmo 14, ha due dimensioni che sono i due luoghi principali della rivelazione, cioè le due categorie dell’unica fede giudaica: il creato e la storia. Il presente articolo si sofferma sul primo, partendo dalla certezza biblica che originalmente, le opere sono di YHWH. I tre primi versetti del Salmo 14 alludono a un ateismo pragmatico in quanto processo di denaturalizzazione, ossia una corruzione ontologico-oblativa. Quindi l’ateismo non è semplicemente teorico, ma soprattutto etico, in questo senso il salmo mette in parallelismo la negazione de l’esistenza di Dio e l’agire bene.

La necesidad del origen biológico en Kripke y la necesidad hipotética de la causa eficiente en Aristóteles. Una comparación

En este artículo se presenta una reducción de una de las propiedades del origen defendidas por el filósofo norteamericano Saul Kripke en términos aristotélicos. En especial, a través del comentario de diversos pasajes de la Metafísica, la Física y las principales obras de biología del Estagirita, pretendemos mostrar que la denominada necesidad hipotética de la causa eficiente es estructuralmente equivalente a la propiedad esencial del origen biológico.

Jesús, el que es. La Zarza ardiente después del Sepulcro vacío

“Dios, el que es” se reveló a los hombres manifestando su Nombre y su Gloria. Comprender el significado profundo de las palabras “YHWH” y “Jesús”, y las circunstancias en que se revelaron, es fundamental para la mejor comprensión de la naturaleza divina. La Gloria de Dios, visible en el maná (Ex 16, 4), el Sinaí (Ex 24, 15), el Tabernáculo (Ex 40, 34) y el Templo (2 Cro 5, 11), dejó de serlo hasta hacerse carne en Cristo, cuya Pascua ilumina el significado del Nombre de Dios.

Tres ejemplos medievales de “amor puro”: La herejía cátara, la doctrina de Pedro Abelardo sobre el amor divino y el “amor puro” de Eloísa

Examinamos tres ejemplos medievales de amor puro —la concepción del amor en la herejía cátara, que se manifiesta en la leyenda de Tristán e Isolda, la doctrina de Pedro Abelardo sobre el amor de Dios y el amor puro de Eloísa— que esconden una concepción filosófica y teológica del amor. Descubriremos que detrás del mito del amor romántico y de su innegable fuerza seductora se oculta un secreto que tiene que ver con la muerte. Debido a la estrecha correlación entre la manera de entender el amor humano y la manera de entender el amor del hombre a Dios, un error en la interpretación del uno conduce inevitablemente a una interpretación errónea del otro.